I numeri forniti dal Comune sulle vicende già battezzate «svendopoli» e «affittopoli» riguardano il patrimonio disponibile e il suo utilizzo (o messa a reddito) negli anni tra il 2001 e il 2008, vale a dire sotto la gestione delle due giunte Veltroni.
«Tra il 2001 e il 2010 l'amministrazione comunale ha condotto un'operazione di dismissione di 1.140 alloggi del patrimonio capitolino - ha spiegato Antoniozzi -. Finora, sono stati venduti 775 di questi immobili, prevalentemente agli utilizzatori residenti da almeno 5 anni e in regola col pagamento del canone, in altri casi all'asta. La valutazione dei beni è stata effettuata da Risorse per Roma sulla base del valore di mercato con l'applicazione di uno sconto del 30% per le unità abitative occupate. Ci sono dubbi che questo patrimonio non sia stato venduto ad un prezzo congruo: anche ad occhio, vendere a 2.000 euro al metro quadrato appartamenti a piazza Navona mi pare un po' poco».Per dismettere i 775 immobili comunali venduti nell'ultimo decennio, il Campidoglio è ricorso allo strumento della cartolarizzazione (per 629 immobili su 775) per garantirsi una celere liquidità di cassa: trasferisce gli immobili da vendere alla società «Campidoglio Finance srl» e, nel 2005, incassa 121 milioni di euro. Oltre alla prelazione, alcuni appartamenti vengono venduti all'asta (94). Le operazioni di cartolarizzazione si concludono nel 2010 e in totale tra vendite cartolarizzate e non, il Campidoglio incassa 150 milioni 44mila 632euro.
«La valutazione dei beni veniva compiuta da Risorse per Roma - ha spiegato Antoniozzi - che la passava poi al dipartimento comunale competente da cui veniva trasmessa alla Commissione capitolina per il patrimonio che la validava. E non si è mai visto che un organo politico validi una perizia tecnica; io stesso non sarei in grado di farlo e comunque non lo farei mai». Presunte irregolarità potrebbero dunque annidarsi nella fissazione del valore dell'immobile da cui poi scaturiva la procedura di vendita. «Laddove si riscontreranno affitti o vendite non congrue - ha poi precisato l'assessore - si attiveranno gli strumenti che la legge consente, se possibile fino al recupero dell'immobile che però credo sia molto difficile».
La commissione d'inchiesta nominata con ordinanza del sindaco, avrà 90 giorni di tempo per verificare il rispetto nelle procedure di alienazione del patrimonio immobiliare capitolino, la congruità dei valori di vendita e delle locazioni a terzi. La commissione è presieduta a Claudio De Rose, già procuratore della Corte dei Conti; dall'ingegnere Mauro Iacobini, responsabile Valutazioni Immobiliari dell'Agenzia del Territorio, dall'avvocato Guglielmo Frigenti, responsabile del settore Patrimonio dell'avvocatura capitolina e dalla direttrice della direzione appalti e contratti del segretariato generale di Roma Capitale, Cristiana Palazzesi.
Restiamo in attesa delle conclusioni cui perverrà la Commissione.
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