Atteso e temuto è arrivato l’intervento di chiusura della convention svoltasi a Bastia Umbra da parte di Gianfranco Fini. Molti lo tiravano per la giacca per indurlo alla rottura con Berlusconi altri, molti, non lo ritenevano capace di tanto. Eccoli accontentati.
La rottura si è consumata sul piano propriamente politico nella constatazione dell’afasia di un governo sempre più al palo in ogni settore strategico, capace di dettare la linea solo quando si devono esaudire i diktat leghisti o si avvicinano i termini per la comparizione del Presidente del Consiglio in qualche aula giudiziaria.
Al di fuori da queste occasioni, è tutto un fiorire di scuse accampate in ossequio alle ristrettezze finanziarie che impediscono i finanziamenti alla cultura e alla ricerca, alla sicurezza piuttosto che alla tutela dell’ambiente. Le risorse, guarda il caso, spuntano fuori, come per magia, per gli allevatori sponsorizzati Lega impunemente colpevoli di aver superato le quote latte imposte dall’Europa, oppure quando bisogna far partire la riforma della Giustizia partendo dal prioritario “processo breve” (Ministro Alfano ora che il processo breve non è più all’ordine del giorno dove sono finite le risorse promesse?).
Ma è nell’accoglienza dei capi di stato stranieri che il Governo ha eccelso: mai si era visto in passato un capo del governo prostrarsi in questo modo davanti ad un capo beduino, campione di democrazia che fa della tolleranza e del rispetto della persona umana i suoi principi guida, che ci minaccia l’invasione di una massa di diseredati se non lo si asseconda economicamente, che ci mitraglia una barca in acque internazionali con nostri mezzi e nostri militari a bordo!
Altro fiore all’occhiello, è l’orgoglio con cui si incassano le uscite leghiste definite innocenti boutade. Sono lontani i tempi in cui si era orgogliosi anche solo di sventolare il tricolore o di cantare l’inno nazionale per l’amore della Patria senza curarsi di chi ti chiamava fascista per dei semplici ma sinceri atto d’amore. Ora ci ritroviamo solo assurde giustificazioni alle continue aggressioni leghiste: dal secessionismo alla accettazione culturale di una inesistente padania, dalle scuole marchiate con i simboli della lega ai tricolori bruciati e vilipesi nei pubblici comizi.
Tralasciamo infine di parlare del personale politico di cui si è circondato il Premier e di come d’improvviso per lo più quello di genere femminile è assurto ai più alti scranni della politica italiana bruciando tutte le tappe che segnavano le vecchie carriere politiche. Sono passati secoli da quando le escort erano semplicemente macchine che ti portavano ad un comizio….
Niente sarà più come prima! Speriamo.
Stay tuned.
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