"Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui." Ezra Pound

domenica 5 settembre 2010

Alle urne, alle urne! Anzi no…


Disgelo in atto tra Berlusconi e Fini? A sentire Napolitano sembrerebbe proprio di si quando dichiara che “per il Governo si va verso un’evoluzione più benigna”. Altri e più clamorosi segnali si stagliano dietro l’orizzonte politico. E se si aprisse una crisi, quali sarebbero gli sbocchi più plausibili?

Proviamo a fare qualche ipotesi assumendo per già avvenuta la definitiva “fuoriuscita” di Fini dal Pdl e della sua truppa, cioè un numero di parlamentari sufficiente a decidere le sorti dell’esecutivo.

Tre gli scenari a nostra disposizione:

il meno plausibile vede il Cav condurre una campagna acquisti in grado di rimpiazzare i finiani con altrettanti deputati di provenienza mista dall’Udc all’Api di Rutelli passando per l’Mpa e dal gruppo misto. Purtroppo per lui, il suo appeal politico attualmente è in netto calo non fosse altro per questioni ancora irrisolte che potrebbero, in caso di esiti negativi, vederlo seriamente nei guai. Parliamo del filone giudiziale ovverosia dell’approvazione del processo breve e della riproposizione del legittimo impedimento sulla cui versione originale pende la scure della Corte Costituzionale e della sentenza della Cassazione su Dell’Utri

il più auspicato dalle opposizioni vede il Presidente Napolitano incaricare un esponente esterno al mondo politico, con l’obiettivo di formare un governo tecnico ad horas et ad acta, per cambiare la legge elettorale in tempi ragionevolmente brevi. Anche a voler lasciar da parte questioni di opportunità legate alla possibilità di andare al voto immediatamente dopo aver modificato una legge elettorale, le perplessità nascono per le variegate posizioni assunte dalle attuali opposizioni circa i modelli di legge elettorale da adottare: chi spinge per il doppio turno alla francese, chi per il proporzionale alla tedesca, alcuni per l’uninominale secco e altri infine per il ritorno al mattarellum! Una babele di proposte che impediscono, di fatto, la possibilità anche solo della nascita di un governo tecnico.

il più minacciato e/o temuto tra gli scenari infine vede il ritorno alle urne. E gli esiti non sono scontati per nessuna delle parti. Proviamo allora a fornire un’analisi della questione.

E’ da chiedersi innanzitutto quale spazio politico andrà ad occupare il nuovo partito di Fini in caso di competizione elettorale perché non è indifferente all’analisi proposta, capire se la nuova realtà finiana si collocherà all’interno di uno degli attuali schieramenti oppure proverà a ritagliarsi uno spazio al di fuori, di fatto minacciando seriamente l’impostazione bipolare dell’attuale sistema politico. La sensazione è che non farà la terza gamba al tavolo del centrodestra e naturalmente non andrà con la sinistra per contrapposti contenuti politici. Rimangono solo due opzioni: andare da solo a destra in contrapposizione al PdL e ciò equivarrebbe ad un suicidio politico oppure, ed è l’ipotesi che credo più verosimile, costituire un centrodestra alternativo con Udc ed Mpa.

Bisognerebbe anche analizzare il flusso elettorale dei potenziali sostenitori di un partito di Fini. Una recente ricerca (anche se troppo prematura perché ad oggi non sappiamo come si colloca il partito all’interno del sistema politico) ha evidenziato come il 55% di questi proverrebbe dal Pdl, un 10% dal Pd altrettanti da partiti di centro e il rimanente 25% in passato si sarebbe astenuto.

Un altro sguardo lo rivolgiamo su cosa ci prospettano i tanto vituperati sondaggi circa le intenzioni di voto degli italiani, se consideriamo che molte delle strategie adottate dai partiti dipendono dai risultati emersi da questi. Al 25 agosto l’istituto Crespi ha accreditato il Pdl+Lega di un 42%, Pd+Idv di circa il 30%, l’Udc 6,5% e Futuro e Libertà di un 7% in calo dopo la campagna stampa diffamatoria messa in atto dei giornali del Premier. Non si discostano di molto anche le analisi fornite da Renato Mannheimer dell’Ispo.

Sulla base del nostro assioma iniziale ovverosia la costituzione di un altra coalizione di centrodestra (Fli+Udc+Mpa), questo alle prossime elezioni potrebbe raggiungere un risultato compreso tra il 10 e il 15% su base nazionale, con picchi nelle regioni meridionali fino al 20%.

Ma una lettura anche solo superficiale non può non cogliere che i dati suesposti non esauriscono le nostre curiosità. Ci dicono veramente poco su chi potrebbe prevalere alle urne.

Ci manca ancora qualche tassello per poter arrivare ad una conclusione.

Bisogna innanzitutto conoscere ciò che prevede l’attuale legge elettorale, la cd. porcellum.

Alla Camera la maggioranza dei parlamentari va alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa su base nazionale. Berlusconi dorme tra i due guanciali di Bossi e Tremonti. Abbiamo visto che il Pdl con la Lega sono accreditati di oltre il 40% con un margine di quasi 13 punti sugli inseguitori.

Ma al Senato la musica cambia, qui la banda suona il rock anzi l’heavy metal! E il guanciale di Bossi da quest’altro lato del Parlamento non è più così comodo. Al Nord è morbido e soffice ma passati gli Appennini si assottiglia sempre più. Al Centro già non esiste, da li in giù bisogna contare sulle sole forze del PdL.

E’ inoltre prevista una soglia di sbarramento regionale, più alta che alla Camera, pari al 20% per le coalizioni, 3% per le liste coalizzate, 8% per le liste non coalizzate e per le liste che si sono presentate in coalizioni che non abbiano conseguito il 20%. Essenzialmente ciò significa che per arginare gli effetti negativi delle clausole e massimizzare il risultato, visto che difficilmente i tre partiti riuscirebbero a superare insieme la soglia del 20% se non in Sicilia e che in poche regioni singolarmente passerebbero l’8%, si dovrebbero presentare tutti in una lista unica.

Il sistema elettorale per il Senato prevede che si assegni una maggioranza di senatori (almeno il 55%) alla coalizione vincente su base regionale. Ma consideriamo che il peso “specifico” varia da regione a regione: per intenderci, la vittoria in Lombardia da diritto ad almeno 30 senatori che equivale quasi a quelli che si otterrebbero in caso di contestuale vittoria in Toscana (10), Marche (5), Liguria (5), Umbria (4), Abruzzo (4) e Basilicata (4). E guarda il caso, proprio alcune delle regioni che assegnano un maggior numero di senatori sono quelle in cui il risultato è incerto, facendo pendere la bilancia da una parte o dall’altra. Parliamo innanzitutto di quelle regioni che hanno visto prevalere per pochi voti il centrodestra alle ultime regionali: Piemonte e Lazio. Oppure quelle nelle quali l’alleanza con l’Udc è stata decisiva per la vittoria e PdL: la Sardegna, la Campania e il Lazio stesso. E ancora: la Puglia dove quest’anno alle regionali la candidata Poli Bortone (ora nel Fli) sostenuta dall’Udc e Mpa ha ottenuto come terza contendente oltre il 9%; la Sicilia, da sempre considerata la cassaforte elettorale del centrodestra, che da un’indagine Demopolis sulle intenzioni di voto (24 ago) vedrebbe Fli+Udc+Mpa oltre il 30% e dove il governatore ( Lombardo dell’Mpa) è sostenuto da una maggioranza “composita” e dilanianti sono le lotte intestine al Pdl siciliano! Infine nelle regioni rosse Emilia, Toscana Umbria e Marche, nel caso in cui l’ipotetico “terzo polo” riuscisse a superare l’8% allora potrebbe ottenere in ciascuna 1 seggio, togliendolo in ciascuna di queste alla “seconda classificata” cioè la coalizione Pdl+Lega.

Sulla base delle considerazioni svolte, si potrebbe affermare che il ricorso alle urne non garantirebbe a nessuna delle coalizioni il governo del Paese. La Camera avrebbe sicuramente una maggioranza di centrodestra mentre al Senato nessuna delle coalizioni otterrebbe la maggioranza assoluta: circa 144-146 senatori del centrosinistra, 130-137 del centrodestra e 20-25 del “terzo polo”. Il centrodestra perderebbe dai 30 ai 38 senatori, il centrosinistra ne guadagnerebbe dai 14 ai 16.

Stay tuned

2 commenti:

  1. Ma allora tutto questo sconquasso a che è servito se poi non si riuscirà a comporre un governo stabile?Possibile che Fini dopo sedici anni di asservimento a Berlusconi ora si è svegliato e vuol fare mea culpa?

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  2. Non è mai troppo tardi per capire le cose... e poi sbagliare è umano perseverare è diabolico. Fini ha posto un problema politico. Possibile che Berlusconi faccia il padrone con Fini, lo caccia con piglio ducesco e poi si fa dettare l'agenda governativa da Bossi e Tremonti?

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